Horeca e Nuove Generazioni:
Il settore dell'ospitalità sta attraversando una delle fasi più complesse della sua storia moderna. Non si tratta solo di una carenza di personale, ma di una frattura strutturale tra due visioni del mondo che faticano a trovare un linguaggio comune. Da un lato, un modello imprenditoriale costruito sul sacrificio e sulla flessibilità totale; dall'altro, una nuova generazione di lavoratori che chiede parametri economici e di vita radicalmente diversi.
Il Paradosso delle Aspettative: Coerenza contro Proporzionalità:
Il cuore del dibattito odierno risiede in un dualismo complesso. I giovani di oggi muovono critiche sensate a un sistema che per decenni ha abusato di turni spezzati e straordinari non pagati, richiedendo una coerenza economica rispetto a una società dove il costo della vita è esploso. Rivendicano stipendi (spesso proposti intorno ai 1.800 euro) che permettano un'indipendenza reale e orari che non annullino la vita privata.
Tuttavia, gli imprenditori sollevano un tema altrettanto cruciale: la proporzionalità. Si osserva sempre più spesso un fenomeno per cui le altissime richieste economiche e le rigide limitazioni d'orario non corrispondono a una reale competenza o alla disponibilità a imparare i "fondamentali" del mestiere. In un settore che vive di picchi stagionali e imprevisti, la rigidità assoluta viene percepita come un ostacolo insormontabile alla gestione di hotel e ristoranti.

Due Visioni del Lavoro a Confronto:
Il punto di frizione nasce dall'incontro tra epoche diverse:
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La Vecchia Guardia: Cresciuta con l'idea che l'ospitalità sia una "missione" che richiede dedizione totale, mani sporche e presenza costante. Per questa generazione, il merito si costruisce sul campo, accettando le asperità del mestiere.
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La Nuova Generazione: Considera il lavoro uno strumento, non il fine della vita. Chiedono trasparenza, puntualità e benessere psicofisico. Spesso, però, questa legittima ricerca di diritti viene confusa con una mancanza di resilienza o, peggio, con la pretesa di ottenere massimi benefici a fronte di un impegno minimo o ancora acerbo.
Il Rischio del Disallineamento:
Il problema non è solo quanto si guadagna, ma cosa si è disposti a offrire in cambio della formazione e dell'inserimento in una struttura complessa. Molti imprenditori lamentano atteggiamenti che definiscono "surreali": candidati senza esperienza che si presentano ai colloqui dettando condizioni su pause, ritardi e mansioni, prima ancora di aver dimostrato di saper gestire una sala o una cucina in condizioni di stress.
Dall'altro lato, è innegabile che molti giovani fuggano dal settore perché hanno visto le generazioni precedenti "bruciarsi" in turni infiniti per stipendi che oggi non garantiscono nemmeno un affitto nelle grandi città turistiche.

Verso un Nuovo Modello Organizzativo:
La crisi attuale suggerisce che il vecchio modello dell'hôtellerie non è più sostenibile, ma che quello nuovo non è ancora stato codificato. Per uscire da questo stallo, il settore deve evolvere verso una direzione chiara:
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Imprese più strutturate: Gli stipendi devono essere riconsiderati alla luce del valore reale della professionalità, eliminando il precariato selvaggio.
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Responsabilità condivisa: I giovani devono comprendere che l'ospitalità non è un ufficio "dalle 9 alle 17" e che la flessibilità è parte dell'anima di questo lavoro, specialmente nelle fasi di alta stagione.
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Formazione e Rispetto: Il sacrificio non deve più essere l'unica strada per il successo, ma l'impegno resta la base imprescindibile di qualunque carriera nel settore.
Il futuro dell'Horeca dipenderà dalla capacità di costruire un ponte tra queste due sponde: garantire dignità e tempo libero ai lavoratori, senza però svuotare il mestiere di quel senso di responsabilità e dedizione che lo rende unico.
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